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Daniele che ricorda il mio nome e il nome della libreria.
“Vabbè, non è che me le ricordo tutte tutte, quelle belle! E poi ce so’ stato du’ volte da te, ve’?”.
Daniele che ricorda che ho un marito musicista e un figlio ormai adolescente. Che mi guarda e mi dice: “Ma quando riapri, te? Se stai un pochetto meglio…”
E allora, di presentazione in presentazione, tra una firma e una battuta, finisce per raccontarmi un po’ dei fatti suoi. E io resto lì ad ascoltarlo – con la gente in fila che mormora e sbuffa.
Penso a quanti anni sono passati da quando i suoi libri mi hanno rapita la prima volta. Eppure quella sensazione è rimasta identica: la stessa vicinanza, la stessa umanità disarmante, la stessa impressione di stare parlando con qualcuno che, in un modo tutto suo, abita il mondo da una latitudine simile alla tua.
Gli vorrei dire, “Ah Daniè, qua se capimo bene.”
Ma non lo faccio.
Ci guardiamo e non restano che gli abbracci. Quelli sinceri. Quelli che arrivano dopo le parole e dicono molto, moltissimo di più ❤️
Ieri sera a Locorotondo.

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