Ieri sera ero al teatro Piccinni di Bari per “La guerra com’è”, adattamento del libro di Gino Strada con un Elio Germano di una potenza rara, accompagnato dalle musiche di Teho Teardo.
È stata una di quelle esperienze che non finiscono con l’applauso perché le parole pronunciate ti restano addosso obbligandoti a guardare in faccia la realtà cruda della guerra raccontata da chi l’ha vista da vicino, da chi, come Gino Strada, è stato osteggiato da vivo e rapidamente archiviato da morto.
Questa mattina apprendo che nello stesso momento, su un canale nazionale, andava in onda l’inaugurazione dei Giochi Milano Cortina dove un artista che stimo, Ghali, ha portato una poesia di Gianni Rodari “Promemoria”, una poesia semplicissima e per questo straordinaria contro la guerra, recitata in tre lingue: italiano, inglese, francese.
Eppure, durante tutta la performance, Ghali non è stato mai nominato dai conduttori/commentatori e non è stato mai davvero inquadrato. Era invisibile – che potrebbe pure starci se avessimo la memoria corta: un artista al servizio di un grande scrittore.
Temo tuttavia che l’obiettivo ieri sera fosse un altro. Perché a me risulta difficile non pensare al fatto che, in un’altra occasione pubblica, Sanremo di un paio di anni fa, Ghali al termine della sua esibizione avesse osato pronunciare parole oggi (purtroppo) diventate impronunciabili: guerra, genocidio, Palestina.
E mentre dal palco del Piccinni la voce di Germano faceva risuonare le parole di Strada “la guerra non è mai neutra, non è mai inevitabile” mi pare evidente quanto oggi, in questo nostro “straordinario paese civile” parlare di pace sia un gesto sempre più scomodo.
Il testo “Promemoria” di Rodari lo trovate molto semplicemente in rete – e vi consiglio di farlo.
Del libro di Strada (che consiglio di acquistare) vi suggerisco subito questo passaggio qui che ieri sera, nella straordinaria interpretazione di Germano, mi ha fatto commuovere e arrabbiare allo stesso tempo, (come ho scritto via messaggio al caro amico che ci ha fatto dono all’improvviso dei biglietti).
“Immaginare un mondo senza guerre è il compito più ambizioso che la specie umana si possa dare. Pensare, disegnare, attuare le condizioni che facciano diminuire – fino a fare scomparire – il ricorso all’uso della forza e della violenza di massa è la scommessa più grande che ci attende.
In questo momento, da qualche parte nel mondo, un chirurgo sta impiegando un’eccezionale quantità di conoscenze, lavoro e risorse per espiantare un cuore e trasferirlo altrove per un trapianto. Lo fa per salvare la vita di un essere umano, perché il riconoscimento del valore della vita – di una sola vita – è un connotato specifico del nostro tempo. Smettiamo di riconoscere il valore della vita solo per una parte dei cittadini del mondo. Cominciamo a esercitare, se non la fratellanza, almeno la nostra intelligenza.
L’abolizione della guerra è un progetto indispensabile e urgente se vogliamo che l’avventura umana continui”.


