Storie sospese tra reale e perturbante sono quelle raccontate nel libro di Samanta Schweblim dal titolo “Il buon male” in libreria per Einaudi editore
Racconti in cui i legami familiari, la perdita, il senso di estraneità diventano materia viva. Racconti che scavano nelle crepe dell’invisibile quotidiano dove il male s’insinua senza troppo clamore.
Ogni racconto sembra muoversi su un confine sottile: quello tra ciò che comprendiamo e quello che ci sfugge. Ma è proprio qui, in questa ‘zona d’ombra’ che la scrittrice argentina (da anni residente a Berlino e definita come la più inclassificabile e inquietante nella scena sudamericana) tradotta mirabilmente da Maria Nicola, riesce a dar voce alle fragilità più profonde dell’essere umano.
[È la prima volta che me lo chiedo, mi sembra quasi di esprimere un desiderio: se sono pazza, l’unica cosa che devo fare è riuscire a tornare a casa].
Consigliato.


