[Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l’uno con l’altro. Era possibile tirare avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com’erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?]
Complici due pomeriggi di pioggia, ho letto questo piccolo gioiello e me ne sono innamorata.
Si tratta del romanzo della scrittrice irlandese Claire Keegan, “Piccole cose da nulla”, un romanzo breve e parecchio intenso in grado di raccontare il peso della coscienza attraverso gesti minimi e silenzi profondi.
Ambientato nell’Irlanda degli anni ottanta, il libro segue le giornate di Bill Furlong, un uomo comune dall’infanzia inusuale, padre e marito per bene, gran lavoratore che, nel periodo natalizio, si trova davanti a una verità dolorosa nascosta dietro le mura di un convento.
La scrittura della Keegan è essenziale e delicata e proprio per questo riesce a colpire con enorme forza emotiva. In poco più di cento pagine in questo libro si parla di povertà, vergogna, coraggio e responsabilità morale, mostrando come a volte siano le “piccole cose” a definire davvero una vita.
“Piccole cose da nulla” in libreria per Einaudi editore (traduzione di Monica Pareschi) lascia addosso una malinconia quieta ma anche domande profondamente umane – che di questi tempi… : quanto siamo disposti a vedere davvero il dolore degli altri? E cosa siamo disposti a fare?
Consigliato – anche se siamo nel periodo dell’anno opposto a quello suggerito in fascetta. E consigliato anche il film con un Cillian Murphy parecchio convincente.


