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Molto spesso mi sento dire: “Eh, ma quante cose fai!”. Ogni volta sorrido, perché è un abbaglio.

Sono venticinque anni che faccio sempre e soltanto una cosa: sto in mezzo ai libri.

Li leggo, li studio, li porto alle persone: prima li vendevo, oggi li sussurro.
Cambio i luoghi, cambiano le età, cambiano i contesti ma il gesto è sempre lo stesso.
Per me si tratta di fedeltà, per Marito ossessione. Punti di vista.
Forse oggi confonde il fatto che tutto sembri facile, immediato, improvvisabile e scrollabile; che basti “avere un’idea” o “fare un format” oppure “occupare uno spazio”.

Ma lavorare con i libri non è improvvisare.
È tempo lungo, ascolto, responsabilità, è sapere che le parole fanno cose, e che non si maneggiano a cuor leggero.

Viviamo un’epoca in cui l’improvvisazione viene scambiata per creatività e la competenza per rigidità.
Personalmente continuo a credere il contrario e cioè che la vera libertà nasca dallo studio, che la formazione venga prima della visibilità, che l’esperienza non si possa saltare.

I libri non sono un pretesto, per me sono un mestiere.
E io, da venticinque anni, faccio questo: resto lì, in mezzo ai libri.

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